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FAQ

Qui sotto troverete le domande più frequenti sul Sodio silicato, l'utilità, i costi, le sperimentazioni ecc., per ulteriori informazioni contattateci

Tutti i silicati sono solubili?

No. Solamente i silicati degli elementi del primo gruppo della tavola periodica (litio, sodio, potassio, rubidio, cesio, francio) e quelli di ammonio quaternario sono solubili in ambiente acquoso; tutti gli altri metalli formano silicati insolubili. Ciò è di fondamentale importanza nell’utilizzo del sodio silicato quale agente inertizzante di rifiuti e sostanze tossico-nocive; è infatti possibile miscelare una soluzione acquosa di sodio silicato a materiali contenenti ioni di metalli pesanti, pericolosi per la salute degli organismi viventi, i quali reagiscono con la silice insolubilizzandosi e tornando nella loro forma naturale di silicati minerali, stabili e non pericolosi.

Il Sodio Silicato in soluzione può essere utilizzato per impermeabilizzazione strutture in cemento?

Sì. Determinate tipologie di sodio silicati in soluzione e loro derivati vengono da lungo tempo utilizzati quali impregnanti del cemento già indurito. Può essere applicato a spruzzo o per immersione sulla superficie della struttura cementizia (parete o pavimentazione), continuando a irrorare la superficie sino a rifiuto; l’eccesso presente può essere dilavato con acqua corrente. Dopo tale trattamento il cemento presenta minima o nulla porosità, maggiore resistenza all’abrasione, all’erosione e a fenomeni di gelo-disgelo, all’aggressione acida o alla penetrazione di ioni deleteri quali cloruri o solfati, riuscendo così a proteggere dalla corrosione le armature metalliche. Per maggiori dettagli, contattare il servizio tecnico della INGESSIL S.r.l.

Il Sodio Silicato in soluzione può essere utilizzato per l'acqua potabile?

Sì. Grazie alla loro mancanza di tossicità, specifiche tipologie di soluzioni di sodio silicato possono essere addizionate, a livello di parti per milione, all’acqua potabile per far sì che questa non causi la corrosione delle tubature metalliche in cui scorre. Il sodio silicato infatti agisce da anticorrosivo, legandosi alle pareti delle condotte e formando un film protettivo monomolecolare impervio all’ossigeno e agli acidi. È altresì auspicabile la presenza di silice disciolta nell’acqua potabile, in quanto garantisce l’assenza di alluminio, elemento tossico per gli organismi viventi. La silice e l’allumina sono infatti composti incompatibili in soluzione, in quanto si insolubilizzano a vicenda; la presenza dell’uno in soluzione garantisce dunque l’assenza dell’altro. È una procedura che viene attualmente adottata in diversi acquedotti, mantenendo inalterate le qualità organolettiche dell’acqua stessa.

E' un alcalino caustico?

Le soluzioni commerciali di sodio silicato presentano un pH compreso tra 10,5 e 13. Tali valori dipendono dalla tipologia di sodio silicato e dalla sua concentrazione, caratterizzandolo come sostanza alcalina che, nel caso limite a pH 13, viene etichettata come “irritante”. E’ dunque da evitarsi il contatto con la pelle, utilizzando adeguate protezioni quali tute da lavoro e guanti, provvedendo inoltre alla protezione costante degli occhi utilizzando occhiali protettivi e tenendo a portata un dispositivo adatto per il lavaggio oculare in caso di contatto accidentale (vedi risposta a domanda n°2). Il sodio silicato in soluzione presenta comunque valori di pH ben inferiori a quelli che caratterizzano numerose sostanze di uso comune, quali gli impasti cementizi, aventi pH circa 12,5, o la soda caustica, la quale ha pH prossimo a 14 anche diluita al 4% in acqua.

In che tipo di confezioni viene venduto il Sodio Silicato in soluzione?

Secondo le esigenze della clientela, la INGESSIL S.r.l. fornisce i propri prodotti in cisternette da mille litri in plastica con valvola di scarico sul fondo, in autobotti da 30 ton o autotreni da 60 ton. Data la pluridecennale esperienza nel settore, la INGESSIL S.r.l. è a disposizione per suggerire le possibilità di stoccaggio presso il cliente stesso. Per determinate tipologie di prodotti vi è la possibilità di fornire il prodotto in fusti da 200 litri in ferro. Qualora si desideri ricevere informazioni particolareggiate sull’argomento, si invita a contattare il servizio tecnico della INGESSIL S.r.l.

Come posso smaltire del Sodio Silicato in soluzione rimasto in eccedenza?

In base alle normative italiane vigenti, così come esposto anche al punto 13 di ciascuna scheda di sicurezza, il materiale può essere smaltito come rifiuto speciale dopo aver portato il suo pH a valori inferiori a 9,5. Per indicazioni specifiche riguardo alle modalità di neutralizzazione del prodotto si invita a contattare il servizio tecnico della INGESSIL S.r.l

Come mai non viene utilizzato per la conservazione delle uova?

In passato si utilizzavano particolari tipologie di soluzioni di sodio silicato per conservare nel tempo la qualità delle uova fresche. Le uova venivano immerse in una bacinella di sodio silicato, e, dopo esser state adeguatamente lavate con acqua tiepida, potevano esser consumate a distanza di un anno ancora buone come appena prelevate dal pollaio. Ciò è possibile grazie all’ambiente asettico, garantito dalla basicità del sodio silicato, e al fatto che immerso nel liquido, l’uovo non è soggetto a essiccamento, per cui all’interno dell’uovo non si forma la camera d’aria caratteristica delle uova vecchie. Con l’introduzione sul mercato di frigoriferi a basso costo questa applicazione è andata scomparendo, ma rimane tuttora la metodica più efficiente (anche se meno pratica) per conservare le uova.

Può il Sodio Silicato essere addittivato al cemento?

Il sodio silicato è un accelerante di presa del cemento. Un’aggiunta del 10% di sodio silicato al cemento ne causa la presa istantanea. Fra i tanti additivi proposti, il sodio silicato è l’unico a non sconvolgere la natura del cemento, che è anch’esso un silicato. Nel cemento il componente predominante è il tricalcio silicato (così detto perché è composto da 3 moli di CaO ed 1 di SiO2), fortemente basico perché la base (3 moli di CaO) predomina sull’acido(1 mole di SiO2); diversamente nel sodio silicato la base (1 mole di Na2O) è in difetto rispetto all’acido (3,5 moli di SiO2). L’addizione di sodio silicato al cemento ne eleva il contenuto di SiO2, tamponando l’eccessiva basicità, migliorandone le caratteristiche, purché non si alteri il rapporto cemento/acqua. Per realizzare quest’ultima condizione occorre detrarre all’acqua di impasto la quantità d’acqua immessa poi col sodio silicato. Gli altri acceleranti, tipo l’alluminio solfato (detto alkali free), sconvolge la natura del cemento, trasformando il tricalcio silicato in calcio solfato (gesso) espansivo e dilavabile con acqua.

Una volta essiccato, tende poi a ridisciogliersi in acqua?

Il sodio silicato in soluzione perde, per evaporazione a temperature inferiori ai 120°C, l’acqua solvente, dando luogo così a una sos tanza vetrosa costituita da sodio silicato idrato, ossia con ancora alcune molecole di acqua legate chimicamente. Tale sostanza è ignifuga e ha ottime caratteristiche di rigidità e resistenza al calore. Come esposto nella risposta alla domanda n°8, tale materiale si ridiscioglie in acqua, tanto più lentamente quanto minore è la temperatura di quest’ultima. Per particolari tipologie applicative è possibile, utilizzando attente procedure, disidratare completamente il sodio silicato e renderlo così indissolubile in acqua mediante riscaldamento a oltranza a temperature superiori ai 600°C. Per informazioni de ttagliate e per valutazioni di casi specifici, si invita a contattare il servizio tecnico della INGESSIL S.r.l.

Quali prodotti bisogna utilizzare per rimuovere eventuali incrostazioni?

Il sodio silicato allo stato vetroso, così come si presenta dopo aver lasciato evaporare ed essiccare l’acqua solvente delle soluzioni commerciali, è ancora solubile in acqua. La tendenza a tornare in soluzione è tanto più ridotta quanta meno acqua contiene il materiale essiccato, pertanto si può prevenire la formazione di incrostazioni lavando immediatamente dopo l’uso i macchinari con acqua calda o tiepida. Incrostazioni già formatesi possono essere rimosse lasciandole immerse in acqua calda. Qualora siano presenti incrostazioni particolarmente disidratate, si può far ricorso ad acqua contenente soda caustica, salvo diverse controindicazioni nell’uso di quest’ultima. Non si deve far ricorso ai solventi di natura organica di uso comune, quale ad esempio alcol o acetone, in quanto sono incompatibili con la natura del silicato di sodio.

Scaldando le soluzioni acquose di silicato di sodio, si rilasciamo sostanze tossiche?

Assolutamente no. Per riscaldamento esse rilasciano esclusivamente vapor d’acqua, mentre la soluzione di silicato di sodio via via si concentra aumentando rapidamente di viscosità. Proprio per l’efficienza e sicurezza di questo procedimento, le soluzioni di silicato di sodio vengono utilizzate quali collanti per carta, cartone, sughero, metalli e lana di roccia o vetro, polveri e materiale inorganico in genere. Il sodio silicato è l’unico collante resistente a temperature elevate, fino a 1000°C. Qualora tali soluzioni vengano a contatto con superfici incandescenti, è da prevedersi la formazione di un aerosol di silicato di sodio; in questo caso restano valide le indicazioni fornite alla domanda n°4.

Per quanto tempo il Sodio Silicato in soluzione è stabile?

Il sodio silicato in soluzione acquosa è un prodotto stabile e non altera le proprie caratteristiche chimico-fisiche nel tempo, purché venga conservato in recipiente idoneo e ben chiuso. Si consiglia di stoccare il prodotto in recipienti di ferro, acciaio o plastica, evitando materiali in resina poliestere o serbatoi in metalli di natura anfotera, quali zinco o alluminio, o loro leghe. Al fine di non alterarne le caratteristiche, il sodio silicato in soluzione acquosa non deve entrare a contatto con reagenti organici, acidi o acidogeni. In letteratura(2) è riportato un episodio in cui una soluzione di sodio silicato tramandata da un nonno al nipote ha conservato inalterate le proprie caratteristiche per oltre mezzo secolo.

Se ingerito, il Sodio SIlicato è letale?

Come ogni sostanza, anche il sodio silicato può essere tollerato dall’organismo sino a un certo limite. Per definire tale limite si ricorre all’uso di un indice, l’LD50, ossia la Dose Letale che causa la morte del 50% delle cavie cui venga somministrata in un'unica volta. Tale limite varia a seconda della tipologia di soluzione commerciale di sodio silicato presa in considerazione, ma anche nella più sfavorevole delle possibilità risulta essere superiore a 1,5 g per kg di massa corporea del soggetto. In altri termini, una persona di circa 70 kg dovrebbe ingerire almeno 100 g. di una soluzione commerciale di tale prodotto per avere il 50% di probabilità di non sopravvivere. Si tenga però presente che il sodio silicato è una soluzione alcalina, irritante per le mucose e pertanto difficile da ingerire accidentalmente in grossi quantitativi; inoltre con un trattamento medico repentino si potrebbe limitare di molto la possibilità che si riveli letale. Sarebbe sufficiente far bere all’infortunato in successione un quantitativo di acqua pari a 5 o 10 volte il peso del silicato ingerito, seguita da aceto o succo di limone in quantità doppia rispetto al sodio silicato ingerito. In tal modo si evita la formazione di precipitati di gel di silice, i quali bloccherebbero le vie digerenti, e si neutralizza la basicità del sodio silicato, a cui è legata la sua limitata pericolosità.

Se respirato, il Sodio Silicato causa silicosi?

La silicosi o pneumoconiosi è una grave malattia professionale, causata dall’inalazione di polveri costituite da silice (SiO2) cristallina, la quale comporta indurimento dei tessuti e perdita della capacità polmonare, spesso con esito letale. Il sodio silicato non causa silicosi. Le soluzioni di sodio silicato rilasciano per riscaldamento solamente vapor d’acqua, e qualora venga inalato un aerosol di sodio silicato, essendo idrosolubile viene rapidamente bloccato dalle mucose nasali e delle prime vie respiratorie ed espulso mediante starnuto. La frazione che eventualmente dovesse raggiungere i polmoni verrebbe adsorbita nel circolo sanguigno ed eliminata attraverso le urine. In questo modo, sebbene possa causare irritazione temporanea alle vie aeree, non può dar luogo allo sviluppo di patologie quali la silicosi.

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